Bolzano scomparsa


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Casanova a Bolzano

Ritratti 1








Giacomo Casanova (1760)

Il Settecento italiano produsse, tra le tante cose, anche due personaggi ambigui, che vissero d'espedienti, frequentarono corti e potenti, lasciarono tracce di una certa consistenza, morirono in miseria dopo una vita avventurosa. Sono il siciliano "conte" di Cagliostro e il veneziano "cavalier" Casanova: entrambi passarono per Bolzano. Di Giuseppe Balsamo "conte" di Cagliostro abbiamo scritto in "Bolzano Scomparsa 5". Fu invitato nella nostra città ai tempi del sindaco Franz von Gumer (Bolzano 1731 - Vienna 1794) che qui introdusse la massoneria costituendovi nel 1780 la prima loggia. Nella "Descrizione riassuntiva della vita e dei fatti di Giuseppe Balsamo cosiddetto conte Cagliostro", stampata ad Augusta nel 1791, si legge che nel 1786 egli visitò Trento, Rovereto e Bolzano, invitatovi dai suoi estimatori. Non riuscì a farsi ricevere dal principe arcivescovo di Trento, a Rovereto gli fu interdetta l'attività medica ma si diede a dimostrazioni di magia alchemica, descritte nel "Liber memorialis de Caleostro, dum esset Roboredi", nessuna traccia scritta invece della sua attività a Bolzano.
Giacomo Casanova (Venezia 1725 - Dux 1798), che si presentava come cavaliere di Seingalt, giunse a Bolzano dopo la fuga dai Piombi. Perché fosse stato incarcerato, non è noto. Forse per la sua condotta di vita libertina (la Repubblica di Venezia in fatto di arresti agiva arbitrariamente). Riuscì a fuggire con un frate di nome Balbi nella notte del 31 ottobre 1756 ed a tappe giunse nella nostra città il 7 novembre. Nella sue memorie ("Histoire de ma vie") Casanova scrisse: "Il giorno dopo andai a dormire a Pergine, dove un giovane signore, il conte Dalberg, avendo, non so come, saputo che noi eravamo fuggiti dalle prigioni dello Stato Veneto, venne a trovarci. Da Pergine passai a Trento, e di là a Bolzano, dove, trovandomi ormai quasi completamente sfornito di denaro mentre molto me ne occorreva e per vestirmi e per acquistare biancheria e per tirare avanti, mi presentai a un vecchio banchiere chiamato Menz, il quale mise a mia disposizione un uomo fidato che mandai a Venezia con una lettera per il signor Bragadin. Il vecchio banchiere mi raccomandò a un buon albergo dove trascorsi, senza muovermi dal letto, i sei giorni che il messaggero impiegò tra andata e ritorno. Egli mi portò cento zecchini".
Il "signor Bragadin" era il senatore Matteo Bragadin, che proteggeva il giovane Casanova da quando questi, con chissà quali intrugli, l'aveva salvato (così almeno riteneva il nobiluomo) da una grave malattia. L'albergo nel quale Casanova attese i suoi zecchini probabilmente era il "Zur Sonne" che si trovava in piazza delle Erbe, e fu abbattuto nell'Ottocento per consentire alla Fleischgasse, oggi via Museo, di sboccare in piazza. Lo scrittore ungherese Sandor Marai (1900-1989) nella "Recita di Bolzano" raccontò, romanzandola, della presenza dell'avventuriero veneziano nella nostra città e, riferendosi a Casanova e al frate Balbi, così scrisse: "Alla fine ottennero le stanze migliori: un salottino con due grandi finestre a doppio battente che davano sulla piazza centrale. I mobili dalle gambe dorate, uno specchio veneziano sopra il camino, e un'alcova con un letto francese a baldacchino". Nello scrivere della "piazza centrale" Marai, comunque, non si sbagliò. L'odierna piazza Walther allora non esisteva, al suo posto c'era un grande vigneto. E piazza delle Erbe, non ancora affollata di banchi come oggi, era per la piccola Bolzano d'allora, effettivamente la "piazza centrale". Tornando al racconto di Casanova, c'è da aggiungere che i suoi rapporti con Menz (anche Mensch) non furono frutto di fantasia. I tempi abbastanza recenti nel vasto archivio contabile della ditta Menz, custodito presso il museo mercantile di Bolzano, s'è trovata la minuta di una lettera del 1756 indirizzata a "Monica" (Monaco, ove effettivamente Casanova si recò dopo Bolzano) con la quale Georg Anton von Menz scriveva direttamente (in italiano) all'avventuriero veneziano ("Casa Nuova") pregandolo di estinguere un debito, che s'è accertato ammontare a 106 lire, versando la somma ai suoi rappresentanti in quella città, Nocher o Sidil (o Schüdl). Oggi a Bolzano esiste un quartiere, chiamato Casanova. Niente a che fare col bel Giacomo, purtroppo.

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