Bolzano scomparsa


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Christomannos e la ballerina

Ritratti 1









Theodor Christomannos

Appena entrati nel cimitero di Merano, quasi subito a destra, spicca un monumento funebre abbellito da due colonne sulle quali troneggiano due aquile di bronzo. Al centro è scolpita un’urna funeraria e sotto appare – in tedesco – la scritta “All’uomo che volle tutto per gli altri e nulla per sé”. E poi il suo nome: Theodor Christomannos. Sulla pietra tombale sono adagiati in bronzo un ramo di palma e un serto d’alloro. C’è anche una dedica: “a mon père”, a mio padre. Nessun nome. Vien fatto di chiedersi allora chi fosse il figlio sconosciuto, o la figlia, di Christomannos, che nel 1913, a due anni dalla scomparsa del padre, ne fece abbellire la tomba. La risposta è sorprendente, ed è stata pubblicata recentemente da Silvano Faggioni in “Theodor Christomannos” (ed. Reverdito, Trento). La figlia scomparsa del pioniere del turismo dolomitico fu Cléo de Mérode (1875-1966), ballerina, cortigiana, mantenuta, frequentatrice e animatrice del bel mondo parigino durante la Belle Epoque, corteggiata da personaggi ricchi ed importanti, come il re del Belgio Leopoldo II. Cléo fu un’icona importante tra le demi-mondaines della Ville Lumière, in posizione molte spanne più elevata rispetto alle banali olgettine d’oggi. Basti dire che fu ritratta più volte da Giovanni Boldini, il pittore ferrarese amato dalla spumeggiante alta società parigina.

Ma parliamo anzitutto di Theodor Christomannos (1854-1911). Figlio di una facoltosa famiglia greca di commercianti residenti a Vienna, aveva accompagnato nel 1870 la propria madre a Gries per un periodo di cura. Quando lei tornò a casa, il ragazzo, allora sedicenne, rimase a Bolzano, dove frequentò il ginnasio dei Francescani, studiando poi medicina e diritto all'università e facendo infine ritorno nel 1884 a Merano come giudice, avvocato ed appassionato alpinista. Nel 1887 ereditò il notevole patrimonio familiare e quando un ministro in pensione mise a disposizione una ingente somma per la costruzione di una strada per Solda, Christomannos prese in mano il progetto. Affascinato delle prospettive allora offerte dal turismo, riuscì a raccogliere presso l'imperatore, la borghesia meranese e alcune sezioni dell'Alpenverein il denaro ancora mancante per la costruzione della strada. Allo stesso tempo progettò, assieme all'architetto viennese Otto Schmid, un grande albergo alpino a Solda che venne aperto nel 1893 in contemporanea con l'inaugurazione della strada. Si adoperò poi per fondare un’associazione che promuovesse la costruzione di alberghi alpini nel Tirolo aprendovi inoltre vie di comunicazione. Già nell'estate del 1896 l'associazione apriva due grandi alberghi, uno a Trafoi e l'altro al Lago di Carezza. Comprò inoltre il Weißlahnbad (Bagni di Lavina Bianca) di Tires e un hotel al Passo Falzarego, progettando al tempo stesso la costruzione di un grande albergo alpino anche a Cortina. Promosse la strada delle Dolomiti, per collegare Bolzano a Canazei e Cortina, ma non gli riuscì di far proseguire la ferrovia della val Venosta fino in Svizzera. Morì relativamente giovane, a 57 anni.

Christomannos aveva poco più di vent’anni quando incontrò Vincentia de Mérode (soprannominata Zenzi), discendente di una rispettata famiglia austriaca. Vincentia però amava vivere a modo suo, se ne andò sola a Parigi ove nacque la piccola Clèopatre, che la madre allevò indirizzandola al ballo e allo spettacolo. Cléo crebbe bellissima e posò per i fotografi più rinomati, le sue cartoline partivano da Parigi per il mondo, divenne ballerina di fila e poi solista, bene amministrata dalla madre e poi da se stessa frequentò salotti ed alcove. Leopoldo II dei Belgi dal 1896 si coprì di ridicolo nel corteggiarla per anni (il re belga fu tra l’altro cliente del Grand Hotel Carezza, fatto costruire – ironia del caso – proprio dal padre di Cléo). La stella di Cléo de Mérode iniziò a tramontare dopo la grande guerra, ma lei visse ancora a lungo, a Parigi, fino a raggiungere i 91 anni. Le fu a lungo compagno il diplomatico e scultore spagnolo Luis de Périnat, lo stesso che modellò i rami in bronzo con i quali lei abbellì il monumento funebre del padre ritrovato.









Cléo de Mérode

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