Bolzano scomparsa


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Guenther Langes

Persone

Un pubblicista da una guerra all’altra

Nato a Fiera di Primiero (1899), morto a Bolzano (1972), Gunther Langes è un personaggio che ha lasciato profonde tracce nell’alpinismo e nella pubblicistica. La sua parabola è interessante e noi la coglieremo in tre momenti significativi: quando a 17 anni andò a combattere volontario nell’esercito austro-ungarico, quando tra le due guerre si dedicò all’alpinismo scalando e inventandosi lo slalom gigante, quando infine durante la seconda guerra mondiale fu direttore, a Bolzano, del giornale nazista “Bozner Zeitung”.
Era figlio del veterinario di Fiera e s’impegnò fin dai 13 anni nelle prime ascensioni nel gruppo delle Pale. Allo scoppio della guerra s’arruolò volontario, fu nominato sottotenente in un reparto di artiglieria da montagna, e lo vediamo impegnato in combattimenti d’alta montagna nell’Ortles, sulla Marmolada, sulle Tofane, sull’altopiano dei Sette Comuni e altrove, sempre in quota. La sua vena di giornalista e più tardi di scrittore si manifestò fin da quel lontano periodo, e noi citiamo la descrizione che egli fece di un attacco disperato da parte di un reparto di alpini sciatori comandati incoscientemente ad un assalto suicida di munite posizioni austroungariche, sull’Adamello.
“Un giorno accadde un fatto terribile. Una numeroso reparto italiano di sciatori tentò attraverso il ghiacciaio della Lobbia un assalto al nostro passo. Avvertiti in tempo dalle nostre vedette riuscimmo ad occupare in breve le posizioni. I presidii (italiani) del Crozzon di Lares sostenevano con fuoco furibondo la propria pattuglia di sciatori. Dinanzi ai nostri occhi si svolgeva una scena imponente, una magnifica e temeraria operazione. In un baleno, la schiera nemica, tutta avvolta in bianche nuvole di neve, scivolò sul ghiacciaio verso le nostre linee, incontro a sicura morte. Le nostra mitragliatrici incominciarono subito a farsi sentire. Il fuoco della fucileria crepitò sui campi di ghiaccio, con esito spaventoso. Mucchi confusi di corpi caduti interrompevano tratto a tratto la linea volante del nemico. Ma con incredibile disprezzo della morte, i superstiti proseguirono verso di noi. Non ne rimase uno” (La guerra bianca in Adamello, di L.Viazzi, 1966).
Langes fu decorato due volte d’argento e una volta di bronzo. A guerra conclusa vennero le lauree in legge e germanistica a Monaco, ma noi lo seguiamo nelle sue vicissitudini alpinistiche (numerose ascensioni ed anche “prime”) e soprattutto sciistiche. E’ il 1935 quando si disputa nuovamente un’audace e ricorrente gara di discesa lungo il ghiacciaio della Marmolada. All’epoca si conoscevano solo due specialità di sci alpino: lo slalom e la discesa. Quest’ultima era libera: nessuna porta. Gara assai pericolosa, quindi. Rievocando quegli anni Gunther Langes ricordò sul “Dolomiten” (1970) lo studente norvegese Lassen-Udahl che scese in 2’24” alle media di 100 all’ora, per di più su tracciato non battuto. Una follia. “Questa incredibile velocità su un dislivello di 1240 metri senza una curva non poteva essere tuttavia il proposito di una grande gara a carattere internazionale (…). Ebbi allora l’idea di costruire su queste superfici ampie ed ondulate un gigantesco slalom. Costruii un tracciato con 50 porte larghe 10 metri”. Fu considerato il primo slalom gigante, anche se in realtà assomigliava più che altro ad un superG. La paternità gli fu ufficialmente riconosciuta.
Un altro momento topico della variegata vita di Gunther Langes fu durante l’occupazione nazista dopo il settembre 1943. A Bolzano furono costretti alla chiusura il ”Dolomiten” e “La Provincia di Bolzano”, ed uscì il nazista “Bozner Tagblatt”. Langes, che era stato giornalista in Germania, tra l’altro nel “Berliner Tageblatt”, vi fu nominato caporedattore. Stretta osservanza nazista, quindi. Riportiamo qui allora un suo altro esempio della sua prosa. E’ il 27 dicembre 1943, due giorni prima 40 fortezze volanti americane avevano bombardato Bolzano. Langes va a vedere i resti di un aereo abbattuto. “Solo resti pietosi, quel che è rimasto di questa gente vestita di tute riscaldate elettricamente, così come gli stivali di pelliccia e i guanti. Ma nelle tasche, oltre a cioccolata biscotti e caramelle, si trovavano anche… rosari. Quindi questa gentaglia assassina portava con sé anche rosari, augurandosi certamente che ogni singolo grano si trasformasse in una bomba da mille chilogrammi, con la quale devastare la terra tedesca, città tedesche, gente tedesca, donne e bambini nel giorno di Natale”.
Indubbiamente un’involuzione, nella mente di Gunther Langes, comprensibile però se il suo atteggiamento politico viene inteso come reazione alle precedenti prepotenze fasciste. Cosa che avvenne a moltissimi sudtirolesi.

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