Bolzano scomparsa


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Guido Presel

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GUIDO PRESEL, LEGIONARIO IN SPAGNA


Guido Presel, senza berretto, tra falangisti di Franco

Dopo il meranese Otto Huber, maresciallo pilota medaglia d’oro, d’argento e bronzo, abbattuto in Cirenaica nel 1929, un altro pilota altoatesino fu abbattuto e stavolta durante la guerra civile spagnola (1936-1939): era il bolzanino, d’origine triestina, Guido Presel. Già tipografo al giornale
La Provincia di Bolzano, si arruolò nell’aeronautica e partì volontario per la Spagna. L’Italia non prendeva parte ufficialmente al conflitto, per cui i legionari combattevano con falso nome: Presel aveva assunto il soprannome di Sammartano. Abile e spericolato pilota, gli sono riconosciute 13 vittorie (ma lui in uno scritto ai suoi genitori, prima di morire, ne vantava 14): era uno dei piloti italiani di maggior successo. Nel giugno del 1937 giunse a Bolzano la notizia della sua scomparsa. La Provincia di Bolzano scrisse l’11 giugno: Triestino di nascita ma atesino di elezione era venuto a Bolzano poco più che decenne e dopo avere completato gli studi era entrato nella nostra famiglia come linotipista per intraprendere, alla austera scuola della quotidiana fatica, i rudimenti di quell'arte tipografica, alla quale il padre lo voleva severamente educato. Con noi rimase quasi cinque anni, dal 1929 al 1934 : un quinquennio durante il quale Egli che sentiva pulsare nelle vene il fremito dell'azione, fu esemplare per metodicità, tranquillità e attaccamento al dovere. Alla soglia dei vent'anni i misteri della linotype non lo attraevano già, più. Il suo sguardo, un po' sovagava negli azzurri spazi dell'Alto Adige, in un anelito di conquista. Fu un gran giorno poi Lui, quando con un piccolo manipolo di camerati del Fascio Giovanile di Bolzano fu ammesso a rischi e alle incognite della scuola di pilotaggio. Superò brillantemente ogni ostacolo e di lì a pochi mesi conseguì il brevetto : è notevole a questo proposito ricordare, come già allora commilitoni e istruttori scorgessero in Guido Presel il futuro dominatore dell'aria”. Il tono dell’articolo è elegiaco, come si usava allora. Il 3 agosto il giornale torna sul tema per descrivere, traendolo dal Corriere della Sera, il fatto d’armi nel quale Presel morì: “Il combattimento si accende furioso nel ciclo di Somorrostro, sulla costa del Mar Cantabrico. Non giova ai russi d'avere sedici macchine contro le dieci dei legionari. Non hanno la bravura, la determinazione fiera, lo spirito ardente dei nostri. Sette «Curtiss» cadono in torcia. Ma è qui che l'Aviazione legionaria perde Presel. Il prode triestino, il cacciatore che con Arrighi e Romualdi era in testa alla classifica degli assi della caccia”. Il bolzanino cadde in mare, e il Corriere, dopo aver descritto il prosieguo dell’azione dei legionari, torna su Presel per descrivere la sua fine: “Là in mare, a pochi metri dalla riva cadde Presel. I paesani avevano recuperato il corpo dell'aviatore e, pur senza sapergli dare un nome, gli diedero sepoltura. Ora il nome c'è sulla tomba, e c'è qualche fascio di fiori che i camerati portano al camerata. Presel era un cacciatore di forza eccezionale, un impasto di bravura e di impeto. Di solito Romualdi, altro combattente di grandissima classe, gli guardava le spalle, pronto a sventare le sorprese. Romualdi non v'era, quel giorno, perché c'è un turno di pilotaggio in squadriglia cosi da offrire il necessario riposo ai cacciatori. La fine di Presel me l'ha raccontata un pescatore basco, che ha la sua casetta fra il campo di Somorrostro e il mare. Egli ha assistito, con emozione, al dramma. Ha visto il pilota italiano avventarsi su una pattuglia russa e in pochi istanti, lui solo, abbattere due nemici, in fiamme. Il terzo si butta in affondata vertiginosa per sfuggire all'inevitabile attacco che il legionario scocca. Presel lo insegue, sta per raggiungerlo. Non s'è accorto che alle sue spalle c'è un altro «Curtiss», che gli scarica addosso le raffiche delle sue quattro mitragliatrici. “Era muy valiente, guapissimo – conclude il pescatore”. Lo sapevamo”. Per Guido Presel venne officiata in duomo a Bolzano il 12 giugno una solenne Messa da requiem (Nel titolo: “Commosso e fiero tributo di omaggio di gerarchi e popolo con l’intervento di S.E il Prefetto e del Federale”). Il giornale annunciò il 10 novembre il conferimento a Presel della medaglia d’oro: “Volontario di una missione di guerra combattuta per un supremo ideale, affrontava la più ardua prova dimostrando sempre esemplari virtù di esperto e prode combattente. Animato da entusiastica dedizione per la causa cui aveva votato la giovane balda esistenza, nell’arduo tentativo di portare a termine una rischiosa azione di guerra cui era stato preposto, incontrava morte gloriosa”. In precedenza gli erano state riconosciute anche due medaglie d’argento e due di bronzo.
A Guido Presel sono stati intitolati a Bolzano trofei sportivi. La tipografia aperta da suo padre a ridosso del Lungotalvera sinistro, vicino a Castel Mareccio, ha funzionato fino a non molto tempo fa.

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