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Hans Piffrader

Personaggi 1

UN DUCE A CAVALLO

Hans Piffrader

Si dibatte spesso sul bassorilievo con Mussolini a cavallo in piazza del Tribunale. Vale la pena pertanto di far maggior luce sulla sua presenza. Anzitutto chi fu Hans Piffrader, che lo scolpì. Nato nel 1888 a Chiusa, frequentò a Bolzano la media dei Francescani, ad Innbruck l'istituto tecnico, a Vienna l'Accademia di belle arti, partì per il fronte nel 1915 e combattè sul Pasubio tra i Tiroler Kaiserjäger. Reduce, si spostò dalla sua Chiusa a Firenze, Berlino e Parigi, per stabilirsi definitivamente a Bolzano nel 1931, al numero 13 di via Vintola. Successe ad Albert Stolz nella presidenza dell'Associazione artisti altoatesini. Morì a 62 anni nel 1950 per un ictus.
Come si inserisce Piffrader nel momento storico in cui visse? Scrive Mathias Frei sul "Cristallo" del 2005/1: "Il regime (fascista) per un certo periodo ebbe un atteggiamento liberale nelle arti figurative (...). Solo negli anni Trenta si impose sempre più la corrente di regime che puntava al realismo, invece che all'intellettualismo, ai valori morali, al contatto con la natura del popolo e alla romanità nel senso dell'ideologia dominante". Il regime, come munifico committente, si accattivò l'appoggio degli artisti varando tra l'altro le Biennali di Bolzano (1924-1942), nelle quali acquistava largamente le opere esposte, e Piffrader fu tra i più apprezzati. Il suo linguaggio artistico - scrive ancora Frei - "più ancora che dall'insegnamento accademico e dai modelli (...) fu condizionato dall'orrore per i tragici eventi bellici, che rimasero impressi fortemente nella sua anima e per tutta la vita (...). I suoi volti duri, gli atteggiamenti vigorosi dei suoi personaggi, anche se scaturenti da una negazione degli orrori della guerra, piacquero al fascismo che vi intuì all'incontrario una ferrea volontà guerresca, e così Piffrader ebbe forse involontariamente fortuna. Nel 1938 fu bandito un concorso che aveva come tema "la grandezza dell'era mussoliniana". Alla mostra, allestita nel nuovo I.T.C. Cesare Battisti di via Cadorna, presero parte 25 artisti sudtirolesi. Di questi ben 18 furono premiati, tra cui Albert Stolz, Carl Moser, Erwin Merlet, Ignaz Gabloner, Hans Weber-Tyrol, Hans Plangger, Othmar Winkler e Hans Piffrader. Di quest'ultimo piacque in particolare il rilievo intitolato "Veni, vidi, vici": un legionario indica il "leone di Giuda", con riferimento alla guerra d'Abissinia. Il rilievo si trova tuttora nell'atrio dell'I.T.C. Nel novembre dello stesso anno il Duce riceve 800 personalità altoatesine e tra queste un nutrito gruppo di artisti, che incaricano Piffrader di consegnare personalmente a Mussolini una piccola copia del rilievo, con la scritta "Al Duce, fondatore dell'Impero, gli artisti Altoatesini - Anno XVII". In risposta Piffrader (che Ettore Tolomei avrebbe preferito italianizzasse il suo nome in Giovanni Peraforada, come scrisse nell'Archivio dell'Alto Adige del 1936 - pgg. 693/4) fu nominato cavaliere, ottenne la commissione per i rilievi che figurano tuttora, anche se in parte "defascistizzati" sugli angoli della sede della Cassa di Risparmio in via Museo, ed ottenne infine la commissione del grande rilievo per la sede del partito fascista, quello per l'appunto del Duce a cavallo.
Il palazzo - denominato Casa Littoria - era stato progettato dagli architetti Guido Pellizzari, Francesco Rossi e Luis Plattner. Piffrader pose mano ai cartoni per i quali doveva attendere via via l'approvazione: il lavoro fu lungo e faticoso. Il 25 luglio del 1943, proprio quando il Gran consiglio del fascismo depose Mussolini, il lavoro era finito. Il grande bassorilievo risultò largo 36 metri, alto 5,5, spesso mediamente 50 centimetri, pesava (e pesa) 95 tonnellate. Scrisse in una relazione il segretario federale fascista Vittorio Passalacqua che il bassorilievo illustrava "l'ascesa dell'Italia fascista dai giorni grigi ma gloriosi della prerivoluzione fino alla conquista dell'Impero, alla guerra di Spagna ed alla liberazione del Mare Nostrum" 19/9/1942). Era cioè un inno all'Impero, che avevamo ormai perso, e a Mussolini, il suoi "fondatore". Altro fatto curioso, dei 57 pannelli che lo componevano, tutti erano stati sistemati fuorché tre: proprio quelli riferentisi al Duce, che restarono appoggiati in terra per anni. Terminata la guerra ci si chiese cosa farne di quel bassorilievo, sicuramente bello, ma politicamente ingombrante. Nel 1949 l'Intendenza di finanza, che aveva preso posto nell'edificio, interpellò la Soprintendenza alle belle arti di Trento che così rispose: "In considerazione delle immancabili sfavorevoli ripercussioni, che potrebbero prodursi con la messa in opera del pannello decorativo all'esterno del Palazzo (esaltante persone ed opere del passato regime), questa Soprintendenza è del parere che il bassorilievo in questione debba essere integralmente smontato". Non se ne fece nulla. Ma nel 1957 si annunciò una visita del Presidente della Repubblica Gronchi, e parve brutto che il bassorilievo si presentasse con quel buco in mezzo; così i tre pannelli mancanti furono sistemati al loro posto. La S.V.P. protestò. In basso a destra del grande bassorilievo appare la firma del suo autore: "Giov. Piffrader d'anni 52".

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