Bolzano scomparsa


Vai ai contenuti

Menu principale:


I sudtirolesi nelle Waffen-SS

Ritratti 1









Otto Casagrande (1944)

Il 3 maggio 1944 il "Bozner Tagblatt", giornale nazista di Bolzano, riferiva che l'Obersturmführer (tenente) delle SS Karl Nikolussi-Leck, di Vadena, era stato insignito dal Führer del "Ritterkreuz des Eisernen Kreuzes", un alto riconoscimento concesso ai militari che in guerra s'erano distinti per eroismo. Nell'articolo si specificava che "la mattina del 30 marzo 1944 (…) al comando del suo squadrone di carri e seguito da scarsa fanteria (Nikolussi-Leck) era uscito dalla linea del fronte (orientale) fino a raggiungere la cittadina di Kowel, distante 8 chilometri, in soccorso a un contingente germanico circondato e ormai privo di munizioni". Nell'azione aveva distrutto 16 carri nemici. L'articolo era corredato da una foto del decorato, col teschio delle SS sul berretto. Karl Nikolussi-Leck è stato uno dei numerosi sudtirolesi che militarono nelle SS, e dei quali Thomas Casagrande, figlio della SS Otto, ha scritto in un libro apparso recentemente ("Südtiroler in der Waffen-SS, Ed.Raetia). L'autore, che insegna all'università di Francoforte, anche per meglio conoscere suo padre - col quale era entrato in conflitto proprio per lontana militanza nazista di questo - ha così contribuito ad una maggiore conoscenza di queste vicende, interessanti migliaia di sudtirolesi che si arruolarono volontari o coatti nelle SS. Thomas Casagrande vede le origini della (iniziale) adesione sudtirolese alle SS nella costituzione del Völkischer Kampfring Südtirol (1933) ad opera di Peter Hofer, futuro prefetto nazista di Bolzano, e - tra gli altri - di Karl Nikolussi-Leck. L'associazione, clandestina, intendeva resistere alla snazionalizzazione fascista costituendo formazioni che avrebbero operato in vista di un ritorno dell'Alto Adige all'Austria. La cosa fu facilitata dalle opzioni e si costituì così un gruppo di 781 giovani sudtirolesi che si arruolarono volontari nelle SS. Dopo la battaglia, persa, di Stalingrado, i nazisti sudtirolesi (Peter Hofer e Nikolussi-Leck tra i primi) rinnovarono la loro propaganda per l'arruolamento di nuovi volontari, ma l'adesione questa volta fu meno entusiastica; comunque fino all'inizio del 1943 erano stati 13.500 i sudtirolesi che si erano offerti volontari per la Wehrmacht e le Waffen SS. Una terza ondata di arruolamenti la si ebbe nel 1943: gli addestramenti avvenivano in Alsazia, Germania ed anche a Predazzo (Gebirgsjäger SS). Nel 1944/45 col "materiale umano" che ormai scarseggiava ecco la terza ondata di arruolamenti. Sono costretti ad aderire i diciasettenni nelle Waffen SS, i più anziani nei reggimenti di polizia, 500 sudtirolesi vengono addestrati a Vipiteno ed impegnati negli SS-Karstjäger destinati a combattere contro i partigiani di Tito. La ricerca di Thomas Casagrande si fa a questo punto più difficile, perché manca la documentazione, ma subentrano le testimonianze. Si sa che la metà delle guardie a Mauthausen era fatta di SS sudtirolesi, a Dachau ed Auschwitz lo erano il 20% , che ad Auschwitz un plotone di esecuzione impegnò anche il sudtirolese Hans Gufler, Heinrich L. di Bolzano partecipò alla strage di Sant'Anna di Stazzena, Alois Thaler (coadiuvato da Otto Casagrande) comandò l'addestramento delle SS italiane, comandò una strage di civili a Rodengo Saiano e fu poi fucilato dai partigiani (il suo cadavere fu impiccato). La casistica è assai vasta e Thomas Casagrande la racconta, quando possibile, dettagliando. Dice anche dei suoi colloqui, anche tempestosi, col padre Otto, che si mantenne fedele al suo credo, che piangendo gli confessò "Cos'altro avrei dovuto fare?", che ancora nel 2002 autografava sue fotografie in divisa SS e che morì nel corso di un raduno all'estero di ex-WaffenSS. Queste storie mi ricordano un mio amico scomparso nel 1973, Sergio N. di Bolzano, che a 17 anni fu arruolato coattivamente nelle SS e destinato alla repressione antipartigiana in Jugoslavia. Non gli chiesi mai del suo impegno in guerra (non avevo allora queste curiosità), ma mi fece vedere il suo numero di matricola tatuato su un braccio e mi raccontò di essere sopravvissuto essendosi potuto liberare della divisa di SS, facendosi passare per militare italiano, quando il "Reich millenario" crollò.

Home Page | Biografia | Contenuto del sito | Cronache del passato | Personaggi 1 | Personaggi 2 | Persone | Ritratti 1 | Gallerie fotografiche | Bibliografia | Fonti fotografiche | I miei libri | Sponsor | Storie di sponsor | Contatti | Cookies e Privacy Policy | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu