Bolzano scomparsa


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Il sindaco massone

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Franz von Gumer

La prima loggia massonica di Bolzano fu aperta nel 1780. La notizia traspare da un breve articolo della “Bozner Zeitung” del 26/1/1867: “Come si legge in un interessante libro dal titolo ‘Freimaurer in Tirol’ (‘I massoni in Tirolo’, 1867) di Ludwig Rapp, nel 1780 fu costituita (a Bolzano) un loggia massonica della quale fu padrino Adam Weishaupt. Gli interessi di questa loggia rispecchiano il carattere mercantile della città. Cercare tesori, tramutare metalli vili in oro ed altre diavolerie magiche e chimiche impegnarono attivamente gli adepti bolzanini, che fecero venire in città anche il mago conte Cagliostro, perché impartisse insegnamenti e saggezza, e visto che questo non è tutto, studiarono anche la possibilità di produrre un elisir di lunga vita”. Andando alla fonte, ossia al libro citato, vi si apprende che Adam Weishaupt era “il noto fondatore dell’Illuminatenbund (Lega degli Illuminati)” fondato poco prima in Baviera. Preesisteva la loggia di Innsbruck, che nel 1783 contava su 58 adepti, tra i quali 13 conti, 6 baroni, 15 altri nobili, professionisti, commercianti e anche quattro religiosi, tra i quali tre bolzanini compreso il parroco. Il motto: “Saevis immotus in undis” (“Immobile nelle onde selvagge”). Nel 1785 la serenissima Repubblica di Venezia mise i massoni al bando, e tre di questi si rifugiarono a Bolzano dove furono accolti fraternamente dal fratello “v.G.”. Costui viaggiava molto, era in contatto epistolare con massoni di Augusta, Norimberga, Parigi e Venezia, “a Vienna appariva come un commerciante, ma in realtà era una spia”. Venne bandito a sua volta dall’imperatore Leopoldo II, ma il decesso del Kaiser austriaco (1792) gli consentì di uscire dalla sua situazione critica ed a riemergere. In realtà “v.G.” fu il vero fondatore della loggia di Bolzano, sita nella casa di Ignaz von Atzwang.
In Austria, e quindi anche in Tirolo, le logge furono costrette alla chiusura nel 1794, anche sulla base della denuncia a carico di un massone bolzanino che sarebbe stato al centro di una congiura. Chi era costui? Era il misterioso “v.G”, poi precisato in “Franz v.G.”, che morì pochi giorni dopo lasciando un eloquente dossier, nonché 25 piatti di piombo rotondi o quadrati con scritte, un talismano con scritte ebraiche, un indirizzario, due fascicoli di operazioni alchemiche (‘Signa varia instrumentorum, operationum etc.), un alfabeto con grammatica ebraica, una corrispondenza criptata ed altro ancora. Tutte cose sequestrate e fatte scomparire.
Venendo a Cagliostro, avventuriero, alchimista ecc., nella “Descrizione riassuntiva della vita e dei fatti di Giuseppe Balsamo cosiddetto conte Cagliostro” (Augusta, 1791) si legge che nel 1786 egli visitò Trento, Rovereto e Bolzano, invitatovi dai suoi estimatori. Non riuscì però a farsi accogliere dal principe arcivescovo a Trento. A Rovereto gli fu interdetta l’attività medica ma si diede a dimostrazioni di magia alchemica descritte nel “Liber memorialis de Caleostro, dum esser Roboredi). Nessun ricordo cronachistico della sua presenza a Bolzano. Cagliostro fu imprigionato dal papa e morì in un’orrenda prigione nella rocca di San Leo (1795).
Quanto al misterioso “v.G.”, sulla sua identità si ha una sorprendente rivelazione visitando Wikipedia. Altri non era che Franz von Gumer (Bolzano 1731 – Vienna 1794) che fu sindaco di Bolzano dal 1771 al 1776. Era veramente una spia? Ritengo personalmente che l’accusa possa essere messa in relazione alle istanze illuministiche prima, e poi rivoluzionarie, che aleggiavano in quegli anni sull’Europa: a questo fine può essere un indizio la sua corrispondenza con logge di Parigi, città dove nel 1789 – come è noto – esplose la Rivoluzione che sconvolse il mondo, indicando nuove vie al progresso. Un’immagine di von Gumer, ritratto da Martin Knoller e qui riprodotta, si trova sul Renon, a Maria Assunta, nella residenza Toggenburg.
Attualmente a Bolzano le logge sono due: una tedesca (“Franz von Gumer”) e una italiana (“Italia e Concordia”). In regione ve n’è inoltre una a Merano (“Castrum Majense”), una a Trento (“Francesco Filos”) e una a Rovereto (“Wolfgang Amadeus Mozart”, in ricordo del compositore salisburghese che era massone e soggiornò a Rovereto). Gli adepti in regione sono 160, in maggioranza in Alto Adige (dati del 2013).

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