Bolzano scomparsa


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Jean R. Byerly

Persone

L'aviatore USA che bombardò Bolzano

La mattina del 25 dicembre 1943 una squadriglia di 40 fortezze volanti americane decollò da un aeroporto delle Puglie, diretta a nord. Contemporaneamente sul Colle di Bolzano un ragazzino di 9 anni, compiuti il giorno prima, si apprestava con genitori ed amici di famiglia a festeggiare la ricorrenza con un pranzo comune: era Natale, gli aerei nemici non si sarebbero fatti certamente vivi. Quel ragazzino ero io. La squadriglia di fortezze volanti era comandata dal colonnello Jean R. Byerly, e puntava proprio su Bolzano. Bisognava scaricare altre bombe sul parco ferroviario della città, puntando a colpire soprattutto il ponte che scavalcava l'Isarco. Di lì passava gran parte del traffico proveniente dalla vicina Germania (dopo l'Anschluss la svastica s'era affacciata al Brennero). Erano grossi quadrimotori facenti parte del 301st Bombardment Group (H) inserito nella 15a Air Force. Byerly ne aveva preso il comando appena un mese prima, il 24 novembre. Il suo aereo apriva la formazione: sarebbe stato lui a impartire gli ordini relativi alle manovre da compiere. Sull'Italia il cielo era terso, oltre a quella di Byerly c'erano sulla penisola altre formazioni in movimento.
Al Colle mia madre era riuscita a procurarsi un'oca: l'avrebbe cucinata al forno secondo la succosa ricetta sassone che lei ben conosceva. Era tempo di guerra, ma tra i contadini un'oca era possibile trovarla. C'erano i Frangipane, gli Halfer (primario pediatra), c'erano i Ferrari (comandante dei vigili del fuoco) ed i Tattara (avvocato). Si era ospiti degli Halfer, che all'albergo "Klaus" disponevano di uno spazio più vasto. Era ormai passato mezzogiorno, il profumo dell'oca aleggiava nell'appartamento, quando suonarono le sirene.
Il B-17 della squadriglia comandata da Byerly era quasi su Bolzano. A bordo c'erano quattro ufficiali (pilota, copilota, navigatore, operatore radio) e sei sottufficiali (bombardiere, meccanico-mitragliere della torretta superiore, mitraglieri di babordo, di tribordo, di coda e della torretta inferiore); questi dati, precisi, sono stati appurati dal maresciallo Mario Rizza, che sta ricostruendo la storia di quegli anni, e me li ha cortesemente girati. La formazione si affaccia su Bolzano. Alle 13,15 inizia il lancio di circa 300 bombe.
Sul Colle noi ci precipitammo in cantina. La terra tremava (in zona, dal Virgolo in su, caddero 70 bombe, una di queste centrò sul Virgolo una postazione antiaerea uccidendo tre germanici), davanti a me la Treasl, figlia del Klaus, urlava disperata tenendosi le orecchie chiuse, il comandante Ferrari si distese a proteggere col suo corpo i suoi figli ed altri bambini, tutti recitavano il rosario quasi gridando, come a voler sovrastare il rumore degli scoppi. Il prete francescano che era salito lassù per celebrare la messa di Natale ci diede l'assoluzione in articulo mortis. Quando tutto fu finito seppi che erano scesi due paracadutisti. Uno era ferito e non lo vidi, lo medicarono e misero a letto. L'altro stava bene: aveva solo un occhio tumefatto. Lo fecero sedere nella Stube, noi bambini entrammo e lo guadammo come se fosse un alieno. Ci sorrise e ci mostrò le fotografie dei suoi figli, che teneva nel portafogli. Aveva un volto lungo, molto inglese, i baffi: l'ho tuttora presente. Una giovane donna in Dirndl che si trovava tra i presenti, fanatica nazista, figlia di un macellaio di piazza Erbe, disse che era un colonnello inglese (ma era americano), poi ci cacciò fuori, si mise ad urlare e gli diede un ceffone (lo appresi dai commenti indignati dei grandi). Gli Zelger, armati di fucili da caccia, li accompagnarono a Bolzano (il ferito adagiato sul fieno di un carro: la funivia era stata colpita).
Ad essere centrato dalla contraerea germanica del Virgolo fu proprio l'aereo del capo-stormo, colonnello Byerly, e quello che avevo incontrato nella Stube del Klaus era lui. Lo appresi partendo dalle ricerche di Rizza e percorrendo poi le incredibili vie di Internet, che mi consentirono di entrare in contatto con i suoi nipoti Robert (ufficiale) e Lynda, che erano assetati di notizie sul loro nonno e mi hanno inviato la sua foto, quella che qui pubblico. Seppi da loro che il colonnello fu internato nel campo di prigionia "Luftstalag Eins", che fu dichiarato "missing in action" e sua moglie riuscì ad avere sue notizie nel febbraio 1944. A guerra terminata il colonnello riprese servizio, ma morì nel 1954, vittima degli strapazzi subiti in campo di concentramento.
La sorte dell'equipaggio? Quattro morirono nell'aereo, quattro riuscirono a paracadutarsi tra il Colle e Rencio (Byerly, Dreyer, Lewie e Resowaty), altri due sopra Ora. I resti dell'aereo precipitarono in massima parte a Rencio. Due giorni dopo sul nazista "Bozner Tagblatt" apparve un articolo che descriveva l'aereo precipitato: "Solo resti pietosi, quel che è rimasto di questa gente vestita di tute riscaldate elettricamente, così come gli stivali di pelliccia e i guanti. Ma nelle tasche, oltre a cioccolata, biscotti e caramelle, si sono trovati anche…rosari. Quindi questa gentaglia assassina portava con sé anche rosari, augurandosi certamente che ogni singolo grano si trasformasse in una bomba da mille chilogrammi, con la quale devastare la terra tedesca, città tedesche, gente tedesca, donne e bambini nel giorno di Natale".
Tornando al colonnello Byerly, c'è da aggiungere che nel 1941 lui e sua moglie avevano adottato un maschietto che dal 1958 servì per nove anni nei Marines (due presenze in Vietnam). Questi a sua volta adottò un bambino che entrò nella riserva USA nel 1982: oggi (2011) quest'ultimo ha 28 anni di servizio. Il suo padre naturale si chiamava Sciullo, il nonno del padre era immigrato nel 1880 dall'Italia.
Questa - ed altre storie - sono scritte nel mio libro "Bombe su Bolzano" che è stato pubblicato dall'Athesia.

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