Bolzano scomparsa


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L'Arciduca Ranieri

Personaggi 2

Il 19 gennaio del 1853 la "Bozner Zeitung" uscì listata a lutto: tre giorni prima era morto improvvisamente a Bolzano, città che aveva eletto a sua residenza, "Sua Altezza Imperialregia Serenissima il Granduca Ranieri d'Austria". S'era trasferito a Bolzano ove aveva preso residenza nel palazzo all'angolo tra l'odierna via della Mostra con piazza Walther (sarà chiamato "palazzo Campofranco") dopo i moti milanesi del 1948: le cinque giornate di Milano. Ranieri era vicerè del Lombardo-Veneto. Si era ritirato a Bolzano con la consorte Elisabetta di Savoia-Carignano, sorella di Carlo Alberto, re di Sardegna, e vi era rimasto: l'amministrazione del Lombardo-Veneto, viste le frequenti turbolenze, era stata lasciata al feldmaresciallo Radetzky. La cittadinanza bolzanina si sentiva estremamente gratificata dalla presenza di questo Asburgo. Dopo l'annuncio, il giornale informa sui prossimi riti funebri: la salma sarà imbalsamata da un medico che giungerà da Venezia, e poi esposta. Per sapere della destinazione finale delle spoglie bisognerà aprire prima il testamento. Intanto dei suoi figli giungono a Bolzano da Vienna Ranieri e Sigismondo, Leopoldo da Praga ed Ernesto da Presburgo. Per il pomeriggio è attesa la regina di Sardegna Maria Adelaide, figlia di Ranieri ed Elisabetta, consorte di Vittorio Emanuele II, re di Sardegna. Bolzano è addolorata: il consiglio comunale decide che il 16 gennaio, data della morte di Ranieri, sarà da ora e per sempre giorno di lutto per la nostra città; saranno versati inoltre annualmente 200 fiorini a favore dei bambini poveri d'ambo i sessi. Il comune rivolge inoltre alla vedova, arciduchessa Elisabetta, la preghiera di fermarsi a Bolzano anche in futuro. Un busto raffigurante Ranieri sarà esposto in municipio. Viene il 22 gennaio e la notizia d'apertura della "Bozner Zeitung" inizia così: "Si è diffusa oggi la lieta notizia che i resti terreni del defunto signor arciduca Ranieri per sua volontà saranno conservati nel nostro duomo. Con ulteriore gioia si è appreso che sua altezza serenissima la signora arciduchessa Elisabetta ha fatto sapere d'aver deciso per il futuro di fermarsi a Bolzano".
Intanto giungono a Bolzano altri figli del defunto Ranieri: Carlo Ferdinando da Treviso e Guglielmo da Vienna. Si attende anche l'arrivo dell'arciduchessa Maria (consorte di Ranieri-figlio e nuora del defunto Ranieri-padre). Giungerà da Parigi anche il principe di Montleart, fratellastro di Elisabetta. Nell'articolo ogni nome è preceduto da un'altisonante serie di "altezza", "serenissima" e via celebrando. La salma - che intanto si sta imbalsamando in palazzo Campofranco - sarà custodita nella cripta sotto l'altare maggiore del duomo, dove si conservano i resti dei prevosti: la cripta sarà con l'occasione ampliata. Viene il 26 gennaio e la "Bozner Zeitung" riferisce che i resti dell'arciduca Ranieri sono stati trasportati dalla sua residenza alla vecchia piccola parrocchiale, conosciuta come chiesa di San Nicolò, che si trovava dietro al duomo, a fianco del cimitero, e che è stata distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Lo spettacolo ha del macabro, perché la traslazione avviene … a rate. Il cuore, espiantato durante l'imbalsamazione, si trova in un cofano d'argento (lo reca il cameriere personale di Ranieri, in alta livrea), i visceri sono racchiusi in un contenitore di rame (lo trasportano due servitori in livrea), il corpo imbalsamato, vestito della grande uniforme e composto in una bara di piombo, viene trasportato da quattro lacchè in livrea e da quattro bolzanini (aristocratici? Il giornale si limita a precisare "Bürger"). Il corteo, mossosi da palazzo Campofranco, è così composto: servitori arciducali in livrea, poi gli ufficiali della scorta arciducale, il medico arciducale, il segretario particolare di Ranieri, quindi i servitori di camera con il maggiordomo. Tutti recavano in mano una candela accesa. Fiancheggiavano la bara gli ufficiali della guarnigione con le spade snudate a spalla. Seguono "le Imperialregie Altezze gli Arciduchi figli" e poi uno stuolo di autorità. La bara viene esposta aperta, ai piedi del defunto i due contenitori col suo cuore e le sue viscere. Inizia il pellegrinaggio di aristocrazia, autorità, alte cariche religiose, popolo.
Poi finalmente il funerale. La salma viene traslata nel duomo dove il principe arcivescovo di Trento Giovanni Nepomuceno von Tschiderer celebra la messa funebre. Quindi la bara viene trasportata nella cripta sottostante l'altare, dove si trova tuttora. Nessun cenno alla presenza della vedova, Elisabetta di Savoia Carignano, che pur c'era. L'articolo si è limitato a narrare che gli occhi di migliaia si sono rivolti verso di lei. Elisabetta resterà a Bolzano dove darà corpo a due iniziative benefiche: l'"Elisabethinum" e il "Rainerum", a vantaggio di ragazze e ragazzi in difficoltà. Morirà tre anni più tardi, il giorno di Natale del 1856. Anche il suo corpo dovette soggiacere al macabro rito dell'imbalsamazione (ci si rese conto che era deceduta per un tumore devastante). Riposa ora accanto a Ranieri, suo consorte, nella cripta del duomo.

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