Bolzano scomparsa


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Le bandiere dei Baroni Di Pauli

Ritratti 1









Anton Di Pauli nella guerra contro i franco-piemontesi (1859)

Quella dei baroni Di Pauli è una famiglia che bene rappresenta i vari passaggi che negli ultimi duecento anni si sono vissuti nel Tirolo del Sud. Di stretta osservanza cattolica, i Di Pauli hanno tuttavia vestito le divise dei vari regimi che qui si sono susseguiti, comportandosi con onore. C'è stato un Di Pauli tra gli zuavi che hanno difeso il Papa ai tempi della Repubblica romana di Garibaldi e Mazzini (1849). Il battaglione dei 200 Schützen di Caldaro che nel 1859 risalì la Val Venosta per affrontare Garibaldi sullo Stelvio era comandato a sua volta dal barone Anton Johann Nepomuk Di Pauli (v. "Garibaldi sullo Stelvio", di E.Frangipane). Nel secolo successivo Johann Nepomuk Di Pauli combatté volontario contro i russi e quindi gli italiani durante la Grande Guerra, da ultimo come comandante di battaglione. Andrea Di Pauli militò nella Regia Aeronautica italiana e vi perse la vita. Il pilota Raimondo Di Pauli combatté sui fronti di Spagna ed Africa meritando due medaglie al valore, d'argento e di bronzo. E ricordiamo anche il generale dei Carabinieri Georg Di Pauli, che subì in Irak l'attentato di Nassiriya (2003), nel quale persero la vita 28 uomini, 19 dei quali italiani e tra questi numerosi carabinieri, anche del 7° reggimento di Laives.
I Di Pauli ebbero le loro origini nell'ambiente dei proprietari terrieri della val di Fassa ed erano pertanto ladini. Se ne staccarono praticamente quando nella seconda metà del Settecento il giovane Andreas (nel frattempo i Di Pauli s'erano trasferiti ad Aldino) rifiutandosi di proseguire nella coltivazione della terra, se ne distaccò, seguì studi di livello via via superiore a Bressanone ed Innsbruck, laureandosi infine a Pavia e proseguendo poi nella carriera giudiziaria e politica. La sua iscrizione alla nobiltà austriaca è del 1798 con il predicato von Treuheim ed è del 1837 la sua elevazione al baronato. Seguì l'iscrizione alla nobiltà bavarese e più tardi, dopo la prima guerra mondiale, ai Di Pauli giunse anche il riconoscimento nobiliare del Regno d'Italia (1925). Due linee, la seconda divisa in due rami, incarichi di prestigio, come si conveniva in passato agli aristocratici. Scorrendo nomi e nomi dal libro della nobiltà italiana si leggono per i Di Pauli incarichi di prestigio nell'ambito dell'amministrazione austriaca, a cominciare dal Lombardo-Veneto. Ci furono presenze nella Dieta di Innsbruck, nel Parlamento di Vienna, alla Corte di Appello di Innsbruck, incarichi di sindaco a Caldaro, alla Provincia di Trento dopo la prima guerra mondiale, designazioni come ufficiali tra gli Standschützen nelle varie guerre. Andreas Alois fu anche Hofrat presso la suprema Corte di Giustizia di Vienna, fu nominato presidente della Stiria ed altro ancora. Per le donne non fu infrequente la via del convento, tra le Clarisse. Ma noi vogliamo tornare a due casi citati in apertura, ai due Di Pauli aviatori della Regia Aeronautica. E' il 16 febbraio 1938 quando "La Provincia di Bolzano" pubblica un grande necrologio nel quale si annuncia il decesso a Brindisi per un incidente di volo del sottotenente Andrea Di Pauli: "Straziati ne danno il tristissimo annunzio i genitori dott. Andrea barone Di Pauli e Maria Luisa baronessa Di Pauli, nata baronessa Hippoliti di Paradiso e Montebello, e il fratello Raimondo, sergente pilota, anche a nome di tutti gli altri parenti". Quanto a quest'ultimo, Raimondo, combatté come pilota nella guerra di Spagna, poi in Africa Orientale ove si guadagnò una medaglia di bronzo (cielo di Ghedaref) e poi una d'argento. Citiamo la motivazione di questa seconda decorazione: "Dopo 22 giorni di ininterrotti asprissimi combattimenti aerei, esausto ma non domato nelle sue energie fisiche e fede incrollabile nella vittoria, si offriva volontario per affrontare forze nemiche rilevanti dislocate in basi poten-temente difese. Con commovente indomito eroismo attaccava l'avversario distruggendo 16 apparecchi nemici, superando la violenta disperata difesa contraerea e l'attacco della caccia. Superba espressione di eroismo italico ( Cielo di Agordad, 9 febbraio 1941)".

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