Bolzano scomparsa


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Locatelli

Personaggi 2









ANTONIO LOCATELLI

Chi avesse percorso le vie del centro di Bolzano uno degli ultimi giorni dell'ottobre 1918, avrebbe potuto assistere ad una scena choccante: un militare austriaco che procedeva tra due guardie armate si mette improvvisamente a correre, le guardie sparano, il militare si ferma e si fa riprendere. Ma non è un austriaco. E' un italiano, il pilota bergamasco Antonio Locatelli, ufficiale, travestitosi da austriaco per fuggire da un campo di prigionia nei pressi di Sigmundsherberg, ove era stato rinchiuso dopo essere stato abbattuto col suo aereo. L'esercito austro-ungarico sta collassando, e lui di treno in treno, travestito, giunge a Vienna, Hall, lo riacciuffano e lo portano a Innsbruck, quindi a Bolzano ove resta in carcere dal 27 al primo novembre. Lo credono una spia ed è durante un trasferimento per un interrogatorio che Locatelli tenta la nuova fuga. Lo rimettono in treno diretto questa volta a nord, ma nei pressi di Saalfelden l'irriducibile ufficiale si butta dal convoglio in corsa dandosi nuovamente alla fuga, e raggiunge così Villach e Pontebba, dove incontra l'avanguardia del regio esercito italiano che insegue gli austro-ungarici. Antonio Locatelli descrisse questa sua avventura in un libro dal titolo "Le ali del prigioniero", pubblicato con la sponsorizzazione di Gabriele D'Annunzio. Perché il Vate intervenne? Per simpatia, perché Locatelli era stato uno degli aviatori che insieme a D'Annunzio avevano sorvolato Vienna il 9 agosto precedente per farvi cadere manifestini tricolori, un'impresa che era costata otto ore consecutive di volo, su fragili biplani dalle ali e dalla carlinga di legno e tela, e che aveva generato stupore ed ammirazione. A guerra ultimata Locatelli fu protagonista di altre imprese aviatorie. Nel luglio 1919 effettuò la prima trasvolata aerea delle Ande, dall'Argentina al Cile, avvicinandosi ai 7.000 di quota e passando vicino all'Aconcagua. Poi tentò (luglio 1924) con altri quattro aviatori la trasvolata dell'Atlantico (il primo volo transatlantico di Lindbergh avvenne solo tre anni dopo) con un idrovolante. Ma fu costretto ad ammarare al largo della Groenlandia per il maltempo; quattro giorni dopo fu avvicinato dall'incrociatore USA Richmond che lo soccorse… speronandolo. E l'aereo affondò. Locatelli fu eletto come deputato fascista alla Camera (1924/28) e tentò di promuovere l'aeronautica, ma questa era egemonizzata dal quadrumviro Italo Balbo che alle singole eccellenze preferiva il volo collettivo (la trasvolata atlantica dei 24 idrovolanti di Balbo avvenne nel 1927; a Bolzano nei primissimi anni Quaranta via Museo fu intitolata a Italo Balbo). Locatelli divenne allora nel 1933 podestà di Bergamo e ne dispose il risanamento della parte alta, ma poi - aveva un carattere forte - diede le dimissioni per contrasti col federale e perché il regime fascista aveva disposto che chi ricopriva incarichi pubblici doveva essere… sposato. E lui era scapolo!
Viene la guerra per la conquista dell'Abissinia, Locatelli parte per Mogadiscio, ma qui la sua condotta non appare più encomiabile. Sull''"Eco di Bergamo" - la sua città - ci si è chiesti di recente se sia giusto celebrare il nome di un aviatore che si vanta di bombardare città già "rese inabitabili - scrive Locatelli in sue lettere - dai gas degli aerei". Non esita a giudicare questa sua opera di sterminio "un lavoro grandissimo", e il 23 marzo del 1936 scrive in una lettera alla madre: "Ho volato già 4 volte su Harrar, 5 su Gaggiga, due su Dire Daua ed ho lanciato bombe con una precisione che potrai ammirare dalle mie fotografie fatte con la Leica". "I nemici oppongono resistenza al centro, ma li teniamo bombardati, che non possono più mostrarsi alla luce del sole, saranno sgominati, sterminati e se vorranno resistere correranno il rischio di morire di fame". E via di questo passo. Il 26 giugno Locatelli parte, a capo di una pattuglia di tre aerei, per una ricognizione aerea. Atterrano nei pressi di Lekempti, organizzano un campo, ma nottetempo vengono sorpresi e uccisi dai guerriglieri "arbegnuoc". Ad Antonio Locatelli il governo di allora concesse tre medaglie d'oro e tre d'argento. A Bolzano dall'epoca fascista c'è una strada intitolata al suo nome. E' parallela a quella dedicata al prete domenicano fascista Reginaldo Giuliani.

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