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Lorenz Böhler

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Nacque a Bolzano la traumatologia moderna


L’ospedale regionale di Bolzano è intitolato a Lorenz Böhler, e si trova al civico 5 di via Lorenz Böhler. Anche l’ospedale di Merano sito al numero 5 di via Schaffer è intitolato a Lorenz Böhler. Vien fatto di chiedersi, come don Abbondio, “Böhler, chi era costui?” Era un medico austriaco, considerato il padre della traumatologia moderna, e fece la sua esperienza fondamentale, proprio a Bolzano, durante la prima guerra mondiale, sui numerosi feriti che affluivano dal fronte. Lorenz Böhler era nato a Wolfurt il 15 gennaio 1885. Figlio di un falegname, gli venne la vocazione della medicina a undici anni, quando gli accadde di vedere l’immagine ai raggi X di una mano della moglie di Wilhelm Röntgen. Dopo studi umanistici a Bressanone e Bregenz, iniziò così nel 1904 i suoi studi di medicina. Laureatosi con ampi riconoscimenti, trovò sollievo alla sua irrequietezza lavorando come medico su una nave, cosa che lo spinse anche a prestare la sua opera in un ospedale del Minnesota. Tornò in patria, e nel 1910 (der Tiroler, 9/4/1910) il dottor Lorenz Böhler viene assunto nell’ospedale di Bolzano. La guerra scoppiò quand’aveva 29 anni, e andò volontario, prima sul fronte russo, poi sull’Isonzo, infine sul fronte dolomitico. Aveva idee del tutto innovatrici nel settore della traumatologia, tanto da farsi costruire appositamente da meccanici e falegnami per il trattamento delle fratture, strumenti prima d’allora impensabili, ma oggi – nella loro successiva evoluzione – assolutamente indispensabili. Divenne il più giovane “Oberarzt” reggimentale dell’esercito austriaco, gli furono riconosciute tre onorificenze austroungariche e germaniche, ma Lorenz Boehler non era soddisfatto. Insisteva per un trattamento più razionale dei feriti, per una suddivisione specialistica del lavoro, per l’istituzione di reparti ospedalieri appropriati alle varie casistiche. Il primo agosto del 1916 fu assegnato a uno degli ospedali militari di Bolzano. La città disponeva già di un ospedale militare, lungo l’odierna via san Quirino (l’edificio esiste tuttora ed è sede del Circolo di presidio, con attuale ingresso da via Druso), ma la sua capienza non era sufficiente. Furono pertanto adattate ad ospedali militari (oltre ai feriti c’era anche da tener conto degli ammalati) pensioni ed alberghi di Gries, disertati dai turisti causa la guerra, e poi anche edifici come le Sale civiche (Bürgersaale) che si trovavano in piazza del Mercato, oggi piazza Verdi, dopo la prima guerra mondiale adattate a Circolo ufficiali e quindi distrutte dai bombardamenti. Al loro posto sorge ora il Teatro civico. Fu adattata a ospedale anche la Scuola professionale di piazza Domenicani, già convento ma laicizzata durante il giuseppinismo (l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo dal 1780 al 1790 ridimensionò la vastità delle proprietà ecclesiastiche, procedendo ad una loro massiccia laicizzazione). La chiesa del complesso, trasformata in magazzino militare, è tornata ora alla sua funzione primaria, mentre il convento, già dei padri Domenicani è divenuto caserma, poi Istituto professionale, oggi Conservatorio musicale. Durante la prima guerra mondiale quello che allora era Istituto professionale fu trasformato a sua volta in ospedale militare, e lì il giovane chirurgo militare Lorenz Böhler svolse la sua attività, puntando alla specializzazione in traumatologia. Trovandosi in un ex struttura professionale aveva a sua disposizione laboratori con vari strumenti; approfittando di pazienti in grado di lavorare incominciò a farsi costruire attrezzi di ogni genere, dai chiodi, alle viti, a carrucole, a piastre con le quali fissare le ossa. Un mondo del tutto nuovo. Adesso c’erano gli strumenti, ma mancavano i pazienti: i ricoverati per fratture erano pochi. Allora Böhler si decise al grande passo: se non mi mandano i fratturati, me li rubo! Come narra Inge Lehne in “Die Geschichte eines Erfolges”, una notte il dottor Böhler con un sottufficiale di fiducia ed un “commando” si portò alla stazione di Bolzano, salì su un treno di feriti in transito, distribuì tra il personale sanitario del convoglio – per catturarne la complicità – una confezione di cigarillos e si “rubò” 16 fratturati. Iniziò così la sua attività a Bolzano, nell’odierna piazza Domenicani, il primo ospedale traumatologico al mondo. Un insegnante dei laboratori dismessi organizzò la costruzione degli strumenti che Böhler via via gli disegnava, i pazienti (ormai la superiore autorità – visti i successi - gli riconosceva questa specializzazione) venivano suddivisi per classi di fratture, dopo sei mesi l’intraprendente Böhler riuscì perfino a farsi assegnare un apparecchio a raggi X. In otto mesi, fino all’aprile 1917, si guariscono 830 fratture (in precedenza i fratturati venivano quasi sempre trasformati in altrettanti storpi), la fama di questo chirurgo geniale si allarga al punto che oltre 400 medici austroungarici e germanici giungono a Bolzano per prendere conoscenza di queste nuove tecniche. Termina la guerra, ed ora sono i medici militari italiani che s’interessano agli interventi di Böhler, che viene cooptato come consulente per gli ospedali militari italiani. Nell’aprile del 1919 (Bozner Nachrichten, 11/4/1919) l’ospedale traumatologico militare di Bolzano viene chiuso e rientra in attività il precedente istituto professionale. Nei suoi reparti durante la guerra sono state curate – oltre al resto - 1.214 fratture. Il resto è storia, e dopo una carriera luminosa, il dottor Lorenz Böhler morirà a Vienna nel 1973.

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