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Othmar Winkler

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UN BUSTO DEL DUCE

Othmar Winkler

Lo scultore Othmar Winkler nacque a Brunico (1907), visse a lungo a Roma tra le due guerre, morì a Trento (1999). Non può quindi essere definito bolzanino, anche se alcune sue opere hanno trovato sistemazione nella nostra città (ad esempio, la bella "Pietà" nell'atrio dell'ospedale). Ma è comunque interessante citare un articolo su "Othomar" Winkler apparso sull'"Illustrazione Italiana" del 26 febbraio 1933, in occasione di una sua mostra di sculture in legno, avvenuta nella capitale. "Nella sede del Circolo di Roma - scrisse il prestigioso periodico - sotto il patronato di donna Gina Federzoni, è stata aperta una mostra personale di sculture in legno di Othomar Winkler, un giovane artista altoatesino, oggi sud-dito italiano". Più avanti si citano frasi di Eugenio Giovanetti, tratte dalla prefazione al catalogo della mostra: "Rimasto fedele al legno della sua arte paesana, il Winkler si è volto alla costruttività indomabile delle idee ed ha cominciato a tentare l'umile materia con l'interiorità animatrice. Ed ecco anche il legno animarsi d'improvviso all'anelito del pensiero costruttore e snodarsi agile ed ammassarsi potente, spirituale come la carne viva, maestoso come il granito". Si precisa anche il pensiero di "questo giovane" sull'arte italiana e Roma, e si afferma che le opere esposte sono una trentina. "Non mancano poi i ritratti, fra cui quello del Duce, il quale, amico di tutti gli artisti animosi, ha accolto a Palazzo Venezia questo scultore altoatesino rivolgendogli parole di incoraggiamento e di plauso". Prosegue l'articolista: "Il Winkler, venticinquenne, ha un aspetto modesto, ma quando parla rivela uno spirito acuto". Narrando della sua visita al Duce, Winkler dice: 'Nella buona società un artista con un abito un po' consumato è sempre un artista da compiangere. E il compianto toglie qualcosa all'ammirazione. Quando sono andato la prima volta da Mussolini, avevo un abito vecchio ed ero mortificato. Mi scusai. Ma egli mi disse: Io ricevo degli uomini, non dei vestiti. Ho scolpito la testa di lui in sette giorni. Egli lavorava, riceveva i suoi segretari, e io, lì accanto, lo ritraevo". Conclude l'articolo: "Questo nuovo ritratto del Duce è scolpito in modo vigoroso, originalissimo, ed è potentemente espressivo".

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