Bolzano scomparsa


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Reginaldo Giuliani il Domenicano fascista

Ritratti 1

Una delle due brevi strade, che a Bolzano da piazza IV Novembre conducono a corso Libertà, è intitolata a Padre Reginaldo Giuliani. Molti, rifacendosi a don Abbondio, si chiederanno: "Chi era costui?" Fu un prete domenicano che lasciò traccia di sé nella prima guerra mondiale e nella guerra per la conquista dell'Abissinia: un prete singolare, che ebbe le sue fonti ispiratrici in Dio e nel Duce. Fu pluridecorato (un oro, un argento e due bronzi) e morì in battaglia. Il fascismo ne fece un martire, ravvisando forse in lui una specie di sintesi dei patti Lateranensi, mentre vedeva di mal'occhio il resistere dell'Azione cattolica al fascino del "Ballilismo" tra i giovanissimi. Don Giuliano, domenicano, nacque a Torino nell'agosto 1887; in quella chiesa di San Domenico lo ricorda una targa che così dice: "Caduto a passo Uarieu 21-1-1936 (XIV E.F.) nel compimento del suo dovere sacerdotale. Qui fu paterno e sapiente educatore ai giovani delle "Fiamme bianche" e del "Lepanto" che ne hanno voluto conservare il ricordo come pegno di fedeltà inflessibile all'ideale radioso ch'egli ha loro svelato". C'è da precisare che le "Fiamme Bianche" raggruppavano gli squadristi fascisti cattolici e che il "Lepanto" era dal 1923 un reparto di boy-scouts cattolici torinese. Nella prima guerra mondiale andò in guerra con gli Arditi della III Armata e fece anche vita di trincea, nella sua qualità di cappellano militare. Era evidentemente uomo d'azione, anche se prete, tant'è vero che successivamente fu a Fiume con D'Annunzio. Non mancò all'appuntamento con la Marcia su Roma. Poi, nel 1926, diede alle stampe un libro sugli Arditi (prefazione di Renato Simoni), nel quale si possono leggere florilegi come questo: "Il coraggio è la virtù essenziale di ogni ardito, poiché il compito che gli è affidato consiste nel balzare per primo contro i maggiori pericoli, nell'aggirare cautamente le insidie più terribili, nell'attendere i furiosi attacchi nemici: per le quali imprese è necessario anzitutto dominare e vincere ogni oscillazione dello spirito, e poi cozzare contro ogni difficoltà, e affrontare la morte stessa". E poi il buon prete scriveva ancora: "Vi sono i cuori saldi naturalmente; temperamenti robusti, che spesso si rivelano dalla persona aitante, dai muscoli pronunciati, dallo sguardo lampeggiante e sicuro: spiriti calmi nel giudizio, fermi nei propositi, sicuri della propria forza. Vi sono altri che nei gesti nervosi, nell'occhio focoso, mostrano una impulsività repentina pronta a scattare come una molla, se trova ostacoli, o se si tenta di reprimerla". Insomma, per padre Giuliani si trattava di una "bella, veemente, generosa gioventù".
Viene la guerra per la conquista dell'Abissinia, e padre Giuliani non perde l'occasione, parte come cappellano delle Camicie Nere, il 21 gennaio del 1936 si trova in pieno combattimento al passo Uarieu e là muore. Gli si conferisce la medaglia d'oro con questa motivazione: "Durante lungo accanito combattimento in campo aperto sostenuto contro forze soverchianti di prodigava nell'assistenza dei feriti e nel ricupero dei caduti. Di fronte all'incalzare del nemico alimentava con la parola e con l'esempio l'ardore delle Camicie Nere gridando: 'Dobbiam vincere, il Duce vuole così'. Chinato su di un caduto mentre ne assicurava l'anima a Dio, veniva gravemente ferito. Raccolte le sue ultime forze partecipava ancora con eroico ardimento all'azione per impedire al nemico di gettarsi sui moribondi, alto agitando un piccolo crocifìsso di legno. Un colpo di scimitarra, da barbara mano vibrata, troncava la sua terrena esistenza, chiudendo la vita di un apostolo, dando inizio a quella di un martire".
Padre Reginaldo Giuliani fu inumato al passo Uarieu. E da lì partì il mito. Al suo nome fu intitolato un sommergibile varato nel 1939 (1.666 tonnellate, 8 tubi lanciasiluri) che nel 1942 affondò tre navi, subì un attacco aereo con morti, l'8 settembre del 1943 era a Singapore e se ne impadronirono i tedeschi. A metà febbraio nello stretto di Malacca viene colpito e affondato dal sommergibile inglese TallyHO: muoiono 34 marinai germanici e 5 italiani. Nel 1942 Roberto Rossellini gira "L'uomo della croce", ambientato in Russia ma ispirato alla vicenda di padre Giuliani. E al prete domenicano vengono intitolate in Italia strade, piazze e scuole, così tra l'altro a Firenze, Milano, Bergamo, Sorrento, Roma e Bolzano.

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